...

“Meno grave uccidere un gay single che un padre di famiglia”. Commento choc di Renato Farina su “Il Giornale”.

16 ott
2009

Era sfuggita a molti, comprensibilmente. Ma a far la fatica di leggerlo tutto, l’editoriale di Renato Farina di lunedì scorso sul “Giornale” della famiglia Berlusconi riservava una sorpresa davvero raccapricciante.

Il noto ex agente “Betulla”, giornalista al soldo dei servizi segreti e perciò radiato dall’ordine dei giornalisti, salvo poi essere eletto in Parlamento nelle liste del Pdl, il giorno prima dell’affossamento della legge sull’omofobia alla Camera, si schierava a corpo morto contro la legge che avrebbe dovuto condannare le discriminazioni e le violenze contro gay e transessuali. Ma soprattutto concludeva il suo scritto con il seguente ragionamento. «Per me uccidere una persona è il delitto peggiore che esista, grida vendetta al cospetto di Dio. E non dovrebbero esistere graduazioni. Ma a lume di buon senso, quanto al danno sociale, siamo sicuri che sia più grave uccidere un omosessuale single che un padre di famiglia?».

Come a dire: se proprio si deve assassinare qualcuno meglio un gay, preferibilmente single. «Non dovrebbero esistere graduazioni», ma Farina le suggerisce lo stesso. Dunque non è la stessa cosa, come pensano i più (e come ci risultava dovesse essere anche per la morale cristiana) uccidere un uomo, una donna, un handicappato, un bambino, un anziano, un nero o un grasso. No, uccidere un omosessuale, «a lume di buon senso», può essere meno grave. Alla faccia della parità. (a.p. – La Nuova Venezia)

Ultimi articoli:

Adv

  • Share/Bookmark

Comments are closed.

top
---